Crema, Cremona – Ultimi posti disponibili per i prossimi due spettacoli di prosa della stagione teatrale 24/25 del Teatro San Domenico di Crema. Il 1 aprile alle ore 21,00 si svolgerà “Sior Todero Brontolon” di Carlo Goldoni, mentre domenica 6 aprile alle ore 18,00 si terrà “Accabadora”, tratto dal romando di Michela Murgia.
La commedia di Goldoni viene riletta con rigoroso rispetto sia per il testo che per la bellezza della lingua, ma riporta anche un’originale intuizione: quella di mettere in scena le marionette accanto agli attori, come fossero il loro alter ego.
Questa è la nuova produzione di “Sior Todero Brontolon” che Paolo Valerio firma per il Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia con il Teatro de gli Incamminati e il Centro teatrale Bresciano, affidando il ruolo del protagonista al talento di Franco Branciaroli.
La famiglia di Sior Todero rappresenta da generazioni spettacoli di marionette a Venezia e la loro casa è il teatro di questi angeli dal corpo spezzato.
“Questo progetto di regia vuole presentare una versione del “Sior Todero” come un Grande Burattinaio, anzi Marionettista. – spiega Paolo Valerio – Da qui la vicinanza con un altro personaggio patriarcale che vuole controllare e dirigere la famiglia, Vito Corleone, che nel capolavoro di Coppola, “Il Padrino”, è appunto rappresentato con una mano che manovra i fili. Ma la marionetta deve anche essere intesa come un doppio dei personaggi, l’anima e l’inconscio, che muove le azioni e il corpo, talvolta in sintonia, talvolta in contrasto con il pensiero dell’attore.”
La marionetta viene vista anche come lato oscuro, per sopportare e reagire all’orrore domestico della famiglia di Sior Todero, per sopportare e superare un personaggio odioso ed egoista, rappresentazione, nel peggiore dei casi, del genere maschile.
E come spesso avviene nelle commedie di Goldoni, l’universo femminile è risolutivo e riesce a rimediare e risolvere i conflitti per raggiungere un lieto fine.
“Accabadora” è uno dei più bei romanzi di Michela Murgia nonché uno dei libri più letti in Italia negli ultimi anni, edito da Giulio Einaudi Editore.
Il testo teatrale, prodotto da Savà Produzioni Creative, Emilia-Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, è scritto da Carlotta Corradi su richiesta della regista Veronica Cruciani che da subito ha pensato di farne un monologo partendo dal punto di vista di Maria (interpretata da Anna della Rosa), la figlia di Bonaria Urrai, l’accabadora di Soreni.
Michela Murgia racconta una storia ambientata in un paesino immaginario della Sardegna, dove Maria all’età di sei anni viene data a fill’e anima a Bonaria Urrai una sarta che vive sola e che all’occasione fa l’accabadora. La parola, di tradizione sarda, prende la radice dallo spagnolo acabar che significa finire, uccidere: Bonaria Urrai aiuta le persone in fin di vita a morire.
Maria cresce nell’ammirazione di questa nuova madre, più colta e più attenta della precedente, fino al giorno in cui scopre la sua vera natura. È allora che fugge nel continente per cambiare vita e dimenticare il passato, ma pochi anni dopo torna sul letto di morte della Tzia. L’accudimento finale è uno dei doveri dell’essere figlia d’anima, una forma di adozione concordata tra il genitore naturale e il genitore adottivo. La drammaturgia di Carlotta Corradi parte proprio dal ritorno di Maria sul letto di morte di Tzia Bonaria. C’è un tempo di separazione tra le due donne che pesa in questo incontro. La verità, la rabbia che la ragazza ancora prova per il tradimento subito dalla Tzia viene a galla, nonostante gli sforzi di Maria.
“Da subito ho immaginato il dialogo tra Maria e Tzia Bonaria come un dialogo tra una figlia e il suo genitore interiore. – spiega Veronica Cruciani – Per questo ho voluto realizzare uno spazio astratto, mentale, nel quale Maria cerca di rielaborare la morte della madre adottiva. Ciò darà origine ad un conflitto tra due aspetti di Maria: la parte rimasta bambina e la parte che deve diventare adulta. Il video mi ha permesso di rendere visibile le dinamiche emotive e relazionali tra queste due parti. La pedana sospesa crea una divisione tra l’attrice e il pubblico, è la gabbia mentale in cui Maria è intrappolata e di cui riuscirà a liberarsi soltanto alla fine, compiendo il fatidico gesto richiesto dalla madre.”